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Pesci

Ripensiamo i pesci

I pesci sono creature intelligenti e sensibili, che come molti altri animali esplorano, viaggiano, socializzano, cacciano e giocano. Alcune specie si prendono cura dei propri piccoli e utilizzano strumenti proprio come facciamo noi esseri umani. I pesci sono esseri senzienti, capaci di soffrire e di provare dolore. La maggior parte dei pesci ha dei sensi estremamente sviluppati e possiede un eccellente senso del gusto, dell’olfatto, dell’udito e una visione a colori . Fino a poco tempo fa molte persone non erano a conoscenza del fatto che i pesci fossero degli esseri senzienti, o che potessero provare dolore, e nemmeno la comunità scientifica prestava molta attenzione alle loro capacità mentali. Alcune recenti scoperte hanno invece gettato ora luce sulla questione. Infatti, i pesci conducono una ricca vita sociale, molto più complessa di quanto si pensasse: cacciano insieme e, in alcuni casi, sviluppano tratti culturali. Al giorno d’oggi, un numero elevatissimo di pesci proviene da allevamenti intensivi. Così come quelli sulla terraferma, questi allevamenti sommersi sono luoghi sovrappopolati dove gli animali soffrono moltissimo. I pesci vengono macellati con metodi disumani, in cui a molti viene riservata una morte lenta e dolorosa per asfissia, pressione o per sventramento mentre sono ancora vivi. La scienza e nuovi documentari sulla natura hanno svelato le vite che i pesci conducono sotto la superficie marina. È giunto il momento di cambiare il nostro atteggiamento nei confronti di questi straordinari animali. É ora di ripensare i pesci.

Macellazione

I pesci sono la specie animale più utilizzata al mondo: i numeri sono elevatissimi e non c’è modo di sapere esattamente quanti esemplari vengano macellati in tutto il mondo semplicemente perché le cifre sono troppo alte. Facendo però un calcolo basato sul peso, si stima che ogni anno vengano uccisi dall’uno ai tre mila miliardi) di pesci a scopo alimentare. Solo una percentuale infinitesimale di questo numero rappresenta i pesci che vengono macellati in maniera meno crudele.


La maggior parte dei pesci uccisi in tutto il mondo, dunque, subisce una morte terribile, segnata da una sofferenza profonda e duratura. In molti allevamenti ittici, il metodo di macellazione utilizzato abitualmente è quello di togliere i pesci dall’acqua in cui respirano per lasciarli “affogare” nell’aria (morte per asfissia). In questo modo può volerci fino ad un’ora prima che il pesce sofferente muoia, dopo aver lottato per riuscire a respirare. Nei casi peggiori, i pesci vengono eviscerati mentre sono ancora coscienti.

Esistono altre metodologie crudeli utilizzate per la macellazione: l’immersione in una miscela di acqua e ghiaccio, l’esposizione all’anidride carbonica e il dissanguamento sono solo alcuni esempi che possiamo citare. Tutte queste provocano una paura e un dolore immensi: la violenta lotta che i pesci cercano di mettere in atto e i tentativi di fuga per mettersi in salvo ne sono la riprova. La sofferenza può inoltre essere estremamente prolungata: alcuni pesci rimangono coscienti e soffrono per diversi minuti dopo essere stati sventrati e lasciati a dissanguarsi.
Spigole e orate vengono allevate in grandi quantità in Europa. In questi allevamenti è normale che i pesci vengano sbattuti in liquidi melmosi ghiacciati e lasciati a morire, una pratica tanto crudele che anche l’Organizzazione mondiale della sanità animale ne ha richiesto l’abolizione. Questo liquido melmoso ghiacciato rallenta il metabolismo del pesce, lasciandolo però vivo e sofferente più a lungo. Come mostrato dalle riprese da noi effettuate, alcuni pesci sono ancora vivi mentre vengono impacchettati e spediti ai negozi, annaspando disperatamente alla ricerca di aria per sopravvivere: uno scenario considerato intollerabile per qualsiasi altro animale presente nella dieta umana.

Esistono metodi di macellazione meno crudeli: per esempio, in Norvegia e Regno Unito i pesci vengono storditi prima di essere uccisi. Senza però la presenza di una legge, la maggior parte degli operatori del settore preferisce mantenere i costi al minimo senza dover spendere per comprare l’attrezzatura necessaria ad assicurare ai pesci una morte rapida.

Nel mangime dei pesci troviamo altri pesci

Un altro aspetto importante è la crisi dovuta allo sfruttamento eccessivo della pesca. In assenza di aree di conservazione marina e una regolamentazione del settore potremmo dover affrontare un futuro in cui i mari saranno disabitati, senza più pesci allo stato naturale. L’allevamento ittico è responsabile di molta della pesca industriale che sta privando i nostri mari della propria fauna. Alcune specie di pesci allevate in cattività, come la trota e il salmone, sono carnivore: questo significa che, quando si trovano in mare aperto, cacciano altri pesci. In allevamento gli viene dunque dato un mangime che contiene pesce e circa un quarto del pescato viene utilizzato per produrre mangime per altri pesci. Stiamo parlando di cifre che vanno da circa 450 miliardi a un trilione di pesci. In altre parole, possono volerci fino a 300 pesci pescati in natura per allevare una singola trota in cattività: l’allevamento ittico di fatto aumenta la pressione sulle riserve che troviamo in natura. A loro volta, questi esemplari vengono macellati in maniera atroce e quindi anche il mangime per gli altri pesci crea ulteriori preoccupazioni per il benessere ittico in generale.
Per scoprire di più riguardo all’impatto della propria dieta visita Eat Less. And Better.

Cosa abbiamo fatto

Cosa puoi fare

Mangiare meno e meglio

Il numero di pesci presenti in natura sta precipitando in maniera drammatica a causa dello sfruttamento intensivo della pesca: alcune stime indicano che il 90% dei pesci di grandi dimensioni sono stati pescati in maniera non sostenibile. Se la pesca dovesse continuare a questi ritmi, senza lasciare all’ecosistema marino il tempo di riprendersi, i nostri oceani potrebbero diventare praticamente deserti entro il 2050. Una volta che queste creature e habitat andranno persi non si potrà più tornare indietro. Quello che è certo è che le future generazioni potrebbero ereditare un mondo senza pesci.

La scienza parla chiaro: la dieta migliore è quella che contiene più frutta, verdura e cibi vegetali. Se guardiamo alla questione dal punto di vista della salute umana, della sostenibilità ambientale e ovviamente del benessere degli animali, la soluzione migliore è un consumo minore di carne e pesce. Nel caso si voglia continuare a consumare pesce, si dovrebbe optare per prodotti ittici e carne più rispettosi del benessere animale.  

I governi e le grandi catene alimentari hanno promosso messaggi confusi, spronando i consumatori a optare per il pesce. Data la condizione già grave di alcuni ecosistemi marini, se questo consiglio dovesse essere seguito ci ritroveremo con un mare senza pesci. È possibile godere di tutti i benefici alimentari consumando i prodotti vegetali corretti, come noci, semi e avocado. Di certo, il pesce non fa bene alla salute se consumato troppo di frequente: per esempio, il tonno contiene alti livelli di mercurio che potrebbero rivelarsi dannosi per il cervello.

Le persone che scelgono di mangiare pesce devono tenere in considerazione sia la problematica della sostenibilità che quella del benessere degli animali. Al momento è praticamente impossibile consumare pesce che abbia vissuto una vita senza sofferenze e i programmi di certificazione della sostenibilità non tengono conto del benessere dell’animale.  Se non diversamente indicato, è ragionevole pensare che il pesce venduto al supermercato abbia sofferto durante l’allevamento, la cattura o la macellazione.

É però possibile scoprire quali pesci possono essere acquistati senza contribuire al declino dell’ecosistema e per questo incoraggiamo i nostri sostenitori a visitare il sito web della Marine Conservation Society, che ha compilato una dettagliata guida al riguardo. La regola generale da tenere a mente è che è sempre meglio comprare pesce localmente, da un operatore di dimensioni ridotte e non industriali.

Se si compra pescato proveniente da allevamenti, è meglio optare per specie non carnivore in basso alla catena alimentare, come per esempio tilapia e carpe, in modo da non aumentare l’utilizzo di mangime contenente pesce pescato.

Al momento purtroppo, le crudeli pratiche di macellazione dei pesci rimangono un problema comune e diffuso in tutto il settore ed è difficile trovare prodotti ittici in cui il benessere dei pesci sia stato messo al primo posto. Incoraggiamo i nostri sostenitori a confrontarsi con i marchi e i supermercati utilizzati per indagare la posizione assunta sul benessere dei pesci.