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Nutrire il futuro ai tempi del COVID-19

News Section Icon Pubblicato 06/05/2020

CIWF lancia petizione internazionale per un sistema alimentare globale senza allevamenti intensivi, per ridurre i rischi di epidemie e pandemie.

Oggi CIWF (Compassion in World Farming) lancia anche in Italia una petizione internazionale per chiedere alle più importanti istituzioni mondiali e al governo italiano un piano di azione che sostituisca gli allevamenti intensivi con pratiche di agricoltura rigenerativa, per un sistema alimentare più sostenibile ed equo, che riduca il rischio di pandemie e epidemie.

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La petizione internazionale, lanciata durante questa settimana da tutti gli uffici di CIWF nel mondo, è rivolta a - Banca Mondiale, Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Società finanziaria internazionale, Organizzazione mondiale della sanità, Organizzazione mondiale per la salute animale, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e al Governo italiano – e chiede che si adotti un piano di azione che sostituisca l’allevamento intensivo con pratiche di agricoltura rigenerativa che riducano il rischio di future pandemie e proteggano la nostra salute e quella del nostro pianeta. La petizione chiede anche una riduzione del numero di animali allevati a livello globale e esorta a portare avanti senza ritardi tutte le iniziative già avviate o pianificate a livello globale per rendere più sostenibile il nostro sistema alimentare.

Mentre la crisi economica derivante dalla COVID-19 farà cantare le sirene del cibo a basso costo, CIWF chiede di non sprecare l’opportunità di riformare un sistema alimentare che, a oggi, non è sostenibile a livello ambientale, è foriero di ingiustizie sociali e minaccia la nostra salute. Gli allevamenti intensivi, in particolare, oltre a creare enormi sofferenze agli animali, inquinano l’acqua e l’aria e sono il terreno ideale per la proliferazione di virus e batteri che, con animali selezionati geneticamente e allevati ad alte densità, possono mutare velocemente e diffondersi, aumentando il rischio di nuove epidemie e pandemie. Con l’abuso di antibiotici, inoltre, gli allevamenti intensivi sono fra le principali cause dell’antibiotico resistenza, che miete oltre 10.000 vittime ogni anno solo nel nostro Paese.

Un sistema alimentare sostenibile dovrebbe essere basato su principi di agroecologia, agrosilvicoltura e agricoltura circolare, grazie ai quali la fertilità del suolo e la biodiversità sono rispettate; affinché ci sia anche sostenibilità sociale, gli allevatori e gli agricoltori dovrebbero tornare a essere protagonisti della produzione del cibo, avendo un maggiore ritorno economico e senza essere schiacciati dalle multinazionali dei trasformatori di prodotti di origine animale, dei produttori di pesticidi e fertilizzanti o dai grandi retailer; infine, attraverso sussidi e incentivi, gli allevatori virtuosi dovrebbero poter produrre cibo di qualità che sia accessibile per tutti: una dieta non salutare non dovrebbe mai costare di meno di una dieta sana; il cibo dovrebbe essere considerato come un bene comune e non come merce.

Sostenere un sistema alimentare malato può portare a future pandemie”, ha spiegato Peter Stevenson, Chief Policy Advisor a Compassion in World Farming. “Nel nostro report esploriamo tutte le ragioni per cui dobbiamo abbandonare l’allevamento intensivo a favore di un sistema alimentare alternativo, che sia sicuro per la nostra salute, per il pianeta e gli animali. Ne abbiamo bisogno ora, più di prima.”

Emma Slawinski, Direttore delle Campagne e della Comunicazione di Compassion in World Farming ha dichiarato: “Gli esperti più autorevoli l’hanno spiegato: l’allevamento intensivo potrebbe provocare nuove pandemie”. “Siamo a un punto di svolta nella storia e abbiamo bisogno di un piano che sia adottato da istituzioni mondiali e governi nazionali; un piano che metta fine all’allevamento intensivo e rivoluzioni il modo in cui alleviamo, cambiando ciò che mangiamo, proteggendo l’ambiente, la biodiversità e gli animali.”

Annamaria Pisapia, Direttore di CIWF Italia Onlus conclude: “Anche in Italia abbiamo urgente bisogno di un cambio radicale nella maniera di produrre cibo. Perché, purtroppo, dietro a tutti i lustrini del Made in Italy alimentare c’è troppo spesso l’allevamento intensivo, con tutte le problematiche ambientali e di salute che crea, come anche recenti programmi televisivi hanno evidenziato. Ci appelliamo ai cittadini del nostro Paese, che tanto ha sofferto per questa pandemia, affinché sostengano la nostra petizione. L’Italia del futuro deve essere più verde, più sostenbile, più agroecologica”.

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